Uno spazio. Due Identità.

Alter Ego nasce dalla progettazione di uno spazio di lavoro destinato a una professione nella quale produzione, comunicazione e vita quotidiana finiscono inevitabilmente per incontrarsi.
L’ufficio doveva essere innanzitutto un luogo nel quale lavorare, riunirsi e far collaborare contemporaneamente persone con mansioni differenti. Ma doveva essere anche qualcosa di più: uno spazio riconoscibile davanti a una videocamera, capace di diventare parte dell’identità di chi lo abita e lo comunica.
Da questa doppia esigenza nasce un progetto che rifiuta l’organizzazione convenzionale dell’ufficio.
Il grande volume a doppia altezza viene utilizzato nella sua interezza attraverso il soppalco, trasformando la sezione dello spazio in un vero strumento distributivo. Al livello inferiore trovano posto le attività maggiormente operative e collaborative; quello superiore accoglie funzioni più informali, momenti di pausa e spazi nei quali lavoro e tempo libero possono sovrapporsi.
Scrivanie, librerie, aree lounge, cucina e luoghi di incontro non vengono quindi separati rigidamente. Produttività e svago convivono all’interno dello stesso paesaggio, permettendo allo spazio di cambiare comportamento durante la giornata e in funzione delle persone che lo utilizzano.
Anche la componente scenografica diventa parte dell’architettura. La grande altezza, il soppalco, le strutture metalliche, gli elementi sospesi e il disegno della luce costruiscono prospettive riconoscibili e fondali differenti. L’ambiente di lavoro può così diventare, quando necessario, anche luogo di ripresa e parte integrante della comunicazione.
Ma Alter Ego racconta anche un secondo livello del progetto.
Per lo stesso spazio sono state sviluppate due identità.
La prima interpreta l’ambiente attraverso un registro più organico. Tonalità naturali, vegetazione e grandi elementi sospesi attraversano la doppia altezza, mentre il verde diventa un segno ricorrente capace di mettere in relazione i diversi livelli dello spazio.
La seconda cambia radicalmente codice. Il colore diventa più netto, la grafica entra nell’architettura, la luce disegna geometrie nello spazio e persino il gioco viene trasformato in elemento progettuale. Il campo da basket, i segni luminosi e le superfici cromatiche costruiscono un ambiente più energico, esplicito e performativo.
La distribuzione, le necessità e il volume rimangono gli stessi. Ciò che cambia è il linguaggio con cui vengono interpretati.
Le due proposte non vengono quindi presentate come alternative da nascondere una volta individuata quella definitiva, ma come parte dello stesso processo progettuale. Mostrate insieme, rendono visibile quanto l’identità di un interno possa trasformarsi senza compromettere la struttura che lo rende funzionale.
Alter Ego diventa così anche una riflessione sul significato stesso di progettare: non imporre una forma inevitabile, ma costruire un sistema sufficientemente preciso da poter accogliere interpretazioni differenti.
L’architettura stabilisce le possibilità. L’identità sceglie quale raccontare.
